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Il partner l’aveva obbligata a interrompere la gravidanza. In quel momento lei ha visto QUESTO!

Jill si era trovata in una situazione non propriamente invidiabile. Era una delle tante giovani donne innamorate dell’uomo sbagliato e immaturo. Quando è rimasta incinta il suo compagno aveva visto un’unica soluzione – l’aborto. Prima di entrare nella clinica, però, un inaspettato incontro ha convinto Jill della sua libertà di scelta. Indipendentemente dalla religione o dai pregiudizi ricordiamocelo, la facoltà di scelta c’è sempre!

Il desiderio di Jill era salire sull’altare con il suo partner, che però non era all’altezza delle sue aspettative... Non si è presentato in chiesa, in compenso si è recato nell’appartamento di Jill dicendo di amarla ma anche di temere una simile fede religiosa. L’ingenua ragazza gli ha quindi dato una seconda occasione e quando gli ha comunicato di aspettare un bambino lui non la prese bene – reazione prevedibile. L’uomo ha deciso per entrambi: sarebbe dovuta rivolgersi ad un centro per l’interruzione di gravidanza.

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Davanti all’ingresso c’erano due donne che professavano un credo religioso, Jill non sapeva quale con esattezza. La cosa fondamentale è che la resero consapevole della sua libertà di decisione. Mentre il suo partner cercava di zittire le due sconosciute Jill ripeteva tra sè e sè che non poteva permettersi di uccidere il proprio bambino.

Jill si è sottoposta agli esami di diagnosi prenatale e durante l’ecografia l’ecografia le si doveva impedire di posare lo sguardo sulle immagini proiettate sullo schermo. Le cose andarono diversamente per via delle disattenzioni del personale della struttura. E’ bastato che Jill vedesse il feto per capire che non avrebbe potuto fargli alcun male. Il partner – se così lo si può chiamare – reagì con furia e il personale della clinica la costrinse a indossare il camice e ad aspettare nella stanza. Lei non li ascoltò più e fuggì.

Aveva paura? Jill ammette di averne avuta tanta! Rimase sola e quando diede alla luce suo figlio, Nicholas Joseph, sapeva di aver fatto la cosa giusta. Nel suo caso la fede ha esercitato un ruolo importante ma non è necessario seguire i dettami di una religione per sapere che bisogna assumersi la responsabilità per le proprie azioni. Non è affatto giusto far pagare al nascituro le colpe di chi non è sufficientemente maturo da diventare genitore. Bisognava pensarci prima...

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